“Benchè molti ritengono di essere creature pensanti che sentono biologicamente noi siamo creature sensibili che pensano ed è possibile che, anche da adulti, reagiamo a stimoli in arrivo come se avessimo due anni… Il sistema limbico conferisce carica affettiva, o emotiva, alle informazioni che fluiscono a noi attraverso i sensi. Il sistema limbico conferisce carica affettiva, o emotiva, alle informazioni che fluiscono a noi attraverso i sensi. Poiché anche altre creature hanno queste stesse strutture, queste cellule vengono spesso chiamate ”cervello rettile o cervello emotivo” … Da notare che questo sistema, benché funzioni per tutta la durata della vita, non matura. Perciò quando i nostri “pulsanti” emotivi vengono premuti, è possibile che, anche da adulti, reagiamo a stimoli in arrivo come se avessimo due anni.  

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cervello 2

… Quando gli stimoli in entrata sono percepiti come famigliari, l’amigdala è calma e l’ippocampo, che è adiacente, è in grado di apprendere e memorizzare nuove informazioni. Ma non appena uno stimolo poco familiare o magari minaccioso mette l’amigdala in attività, essa alza il livello di ansia del cervello e ne concentra l’attenzione sulla situazione in atto. In simili circostanze la nostra attenzione viene distolta dall’ippocampo (acquisizione di informazioni e memoria) e focalizzata sul comportamento di autoconservazione richiesto al momento…

… Oggi i neuroscienziati sembrano accontentarsi di discettare sulle asimmetrie funzionali degli emisferi cerebrali da un punto di vista neurologico: delle differenze che essi implicano a livello psicologico o di personalità non si parla mai. Il più delle volte il carattere della mente destra viene messo in ridicolo e descritto in termini ben poco lusinghieri, e questo solamente perché non è in grado di comprendere il linguaggio verbale né di concepire il pensiero lineare… Prima dell’ictus le cellule del mio emisfero destro erano sopraffatte da quelle dell’emisfero sinistro e, di conseguenza, nella mia personalità erano dominanti la capacità di giudizio e di analisi di quest’ultimo. Poi invece compresi che al cuore della coscienza dell’emisfero destro si trova un carattere direttamente connesso con una sensazione profonda di pace interiore, un carattere che non desidera altro che portare nel mondo pace amore gioia e compassione…

…Come se la sostanza del mio essere fosse quella di un fluido, e non di un solido, non percepivo più me stessa come qualcosa di intero e separato dal resto, ero un tutt’uno con lo spazio e il fluire delle cose attorno a me…

… Una delle cose più importanti che imparai fu a percepire l’effetto delle emozioni sul corpo. La gioia è una sensazione fisica. La pace è una sensazione fisica. Era interessante accorgermi quando veniva stimolata una nuova emozione…

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… Scoprii che avevo la possibilità di decidere se serbare un sentimento e prolungarne la presenza nel corpo, o lasciarlo subito andare via…

… Sentire penetrare in me attraverso il corpo emozioni come la rabbia, la frustrazione o la paura mi faceva stare male. Perciò dicevo al cervello che quelle sensazioni non mi piacevano e non volevo che i suoi circuiti neuronali me le trasmettessero. Imparai che, tramite il linguaggio, potevo usare la mente sinistra per parlare direttamente al cervello e dirgli cosa volevo e cosa no. Questa presa di coscienza mi fece capire che non avrei mai più recuperato la personalità di prima. Improvvisamente, avevo molta più voce in capitolo nel decidere come sentirmi e per quanto tempo, ed ero determinata ad oppormi al riattivarsi di vecchi circuiti mentali portatori di sofferenze emotive…

… Man mano che l’emisfero sinistro si fece più forte, mi parve naturale “prendermela” con gli altri e con eventi esterni per le mie sensazioni o per quello che mi succedeva. Ma sapevo che in realtà nessuno aveva il potere di farmi sentire niente, se non io e il mio cervello. Nulla, all’infuori di me, aveva la possibilità di togliermi la pace dal cuore e dalla mente. Essa dipendeva solo da me. Potevo non avere il controllo assoluto su ciò che accadeva nella mia vita ma a decidere come “sentire” le mie esperienze ero soltanto io.”

Dr.ssa Jill Bolte Taylor  laureata a Harvard  lavora come neuroscienziata e ricercatrice universitaria quando, all’età di trentasette anni, un capillare si rompe nell’emisfero sinistro del suo cervello provocandole un danno cerebrale esteso. «Nelle quattro ore successive, assistetti al crollo della capacità della mia mente di elaborare informazioni. Alla fine di quella mattinata non riuscivo più a camminare, parlare, leggere, scrivere o ricordare eventi della mia vita.”

Il suo percorso verso la completa guarigione è durato otto anni, nel corso dei quali ha potuto sperimentare la duplice veste di medico e paziente e capire che tutti possiamo imparare a gestire meglio le potenzialità insite nel nostro cervello.

Tratto da La Scoperta del Giardino della Mente – 2009