TUMORE PROSTATA

Il cancro della prostata è una malattia frequente: è la forma di tumore più frequente nel sesso maschile. Spesso il tumore alla prostata è asintomatico e si rileva sempre più frequentemente per un rialzo del PSA. Il PSA è un’importante sostanza secreta dalla ghiandola nello sperma. L’aumento della sua concentrazione nel sangue può essere un marcatore del tumore alla prostata.

Terapia medica

* Vigile attesa (Watchful waiting)
* Terapia ormonale
* Terapia delle metastasi ossee

Radioterapia

* Brachiterapia (impianto temporaneo di semi radioattivi)
* Radioterapia esterna (XRT)

Terapia chirurgica

* Prostatectomia radicale con linfoadenectomia (chirurgia aperta o laparoscopica)
* Ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU)
* Criochirurgia

Prevenzione

* Nutrizione
* Integratori alimentari
* Rimedi a base di erbe
* Trattamenti preoperatori
* Trattamenti postoperatori
* Chemioterapia o radioterapia di supporto

Prostatectomia radicale aperta e laparoscopica

La Prostatectomia Radicale può essere eseguita per via retropubica, intervento più diffuso, attraverso un’incisione nel basso addome o per via laparoscopica, che viene effettuata con degli strumenti introdotti attraverso alcune piccole incisioni, e attraverso un dispositivo composto di un sistema ottico (laparoscopio) viene inserito attraverso un’incisione ed è utilizzato per guidare la procedura. La prostatectomia radicale laparoscopica causa minor perdita del sangue e meno dolore, necessita di una degenza postoperatoria più breve e garantisce il recupero più veloce. Questa procedura non è disponibile ovunque e non tutti i pazienti possono essere sottoposti a questo tipo di intervento.
In entrambe le tecniche, si rimuove la prostata, con le vescicole seminali e si rimuovono i linfonodi pelvici. Il tumore della prostata si diffonde soprattutto ai linfonodi nel bacino.
In casi selezionati alcuni chirurghi eseguono la Prostatectomia per via Perineale, attraverso una incisione nel perineo (lo spazio fra lo scroto e l’ano) che però non consente di eseguire la linfoadenectomia.
Normalmente i pazienti rimangono ricoverati per 3 – 7 giorni dopo l’intervento, e cateterizzati per 2 – 3 settimane.

La criochirurgia

La criochirurgia e le tecniche crioablative in genere permettono la distruzione in situ dei tessuti neoplastici con il successivo riassorbimento delle aree necrotizzate senza la necessità della loro rimozione.
La crioablazione dei tumori solidi eseguita per via percutanea, sotto guida ecografca o tac, consente di trattare tumori della prostata e del rene con una tecnica mininvasiva, con dolore e disagio minimo per il paziente, con un veloce recupero postoperatorio e una degenza molto ridotta (solo una notte).
Le complicanze infettive ed emorragiche sono minori rispetto ad altre tecniche analoghe e il controllo accurato della estensione locale delle aree trattate permette di ridurre al minimo i rischi di danno ad organi vicini.
In campo urologico ed applicata alla prostata è una tecnica ormai consolidata che non rientra più tra le tecniche sperimentali da circa 20 anni. La American Urological Association la ha inserita tra le “best practice reccomandations” già da parecchi anni.
Sono disponibili serie di pazienti con follow-up di oltre 15 anni con risultati non inferiori a quelli della radioterapia e complicanze che appaiono meno numerose.
E’ particolarmente indicata per i pazienti anche molto anziani, o per i pazienti non candidati a terapie demolitive tradizionali per qualunque altro motivo, per le seguenti peculiari caratteristiche:
– Ripetibilità dei trattamenti
– Permette il congelamento di tumori situati in prossimità del sistema collettore urinario, dei bronchi o dei grossi vasi.
– Non inficia le funzioni renali a lungo termine e non crea extravasazione urinaria o formazione di fistole caliceali.
– Le eventuali lesioni da freddo tendono a guarire spontaneamente nel tempo
– I danni cosmetici sono minimali e tendono alla guarigione senza formazione di cheloidi
– Le lesioni stenotizzanti sono minime ed occasionali
– Il danno delle guaine mieliniche è inferiore a quello degli assoni, e questo significa che nel tempo le lesioni nervose tendono alla guarigione permettendo ad esempio una reintegrazione della funzione erettile nella chirurgia prostatica fino a 3 anni dopo il trattamento
– Può essere eseguita in anestesia locale o con sedazione lieve essendo una procedura scarsamente dolorosa al contrario delle termoterapie. [2] http://www.interware.it/users/fmlugnani/indice.html

Prostatectomia Radicale Robotizzata

In alcuni casi, per effettuare la prostatectomia radicale laparoscopica viene usato un sistema chirurgico automatizzato. In questa procedura, un sistema chirurgico automatico (p.e. sistema chirurgico Da Vinci®) viene impiegato per effettuare l’intervento. Questo sistema molto costoso, è ancora poco diffuso, ed ha bisogno di una curva di apprendimento molto lunga.
Complicanze
Dopo l’intervento si verifica una incontinenza urinaria, che scompare nella maggior parte dei casi e che comunque può essere curata. Durante l’intervento si usa una tecnica che permette di evitare di rimuovere o sezionare i nervi che controllano l’erezione, e di mantenere quindi la potenza sessuale in circa il 40% – 65%, che è condizionata anche dall’età del paziente e dall’estensione locale del tumore. Nel caso si dimostri all’esame istologico una maggior estensione locale del tumore si suggerisce la radioterapia locale adiuvante (aggiuntiva). La percentuale di margini positivi e quindi di recidiva della malattia è molto elevata.
[1] http://www.prevenzionetumoreprostata.it/index.php

Ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU)

La tecnica di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità è un trattamento non-invasivo che utilizza le onde di ultrasuoni focalizzate per riscaldare e distruggere (rimuovere) il tessuto prostatico senza danneggiare il tessuto sano circostante. È indicato per trattare efficacemente il tumore localizzato della prostata così come l’iperplasia prostatica benigna (BPH).
Nelle prove cliniche l’HIFU viene effettuato in anestesia. Può essere ripetuto secondo le necessità, ogni trattamento dura da 1 a 3 ore. A seguito del trattamento, è necessario applicare, per circa 1 settimana, un catetere. La maggior parte dei pazienti può riprendere le attività normali nel giro di pochi giorni. Prima del trattamento con Hifu deve essere eseguito un interevento di resezione transuretrale per ridurre il volume della prostata

Note dall’editor:

Poiché le tecniche percutanee (crioterapia) non sono ancora ampiamente diffuse in Italia, (e l’Hifu è abbastanza recente) sono pochi gli urologi in grado di eseguirle. Di conseguenza, è logico che il chirurgo, pensando all’ interesse del paziente tenda a proporre le procedure che conosce meglio che quindi sono la chirurgia e la radioterapia. Non bisogna quindi necessariamente assumere un atteggiamento ostile se il chirurgo consiglia di optare per il trattamento tradizionale, ma informarsi al meglio.

 

Segnaliamo alcuni medici solo per i trattamenti più innovativi, la chirurgia e i trattamenti radioterapici vengono effettuati in quasi tutti gli ospedali.

Criochirurgia

Dr. Franco Lugnani Trieste www.lugnani.com (solo clinica privata)

(N.E. Il dr. Lugnani è il primo chirurgo che ha introdotto questa tecnica in Italia ed è uno dei maggiori esperti di criochirurgia al mondo)

Dr. Carmelo Morana Policlinico San Giorgio Pordenone http://www.clinicasangiorgio.it/urologia/urologia1.htm

Dr. M. Gallucci Urologia Istituto Nazionale Tumori Regina Elena Roma.

Hifu

Radiologia CRO Aviano (PN)

 

N.B. Non garantiamo la veracità dei dati forniti dalle varie fonti. Questa informazione non dovrebbe considerarsi come un sostituto della opinione di un professionista in medicina. Non abbiamo intenzione di dare consigli medici specifici, ma di dare informazioni agli utenti perchè possano capire meglio il loro stato di salute e le malattie che siano state diagnosticate. Raccomandiamo agli utilizzatori di visitare un medico adatto per poter ottenere risposte ai dubbi personali.