Medicina e chimica: un punto di vista. Dr. Massimo Melleli Roia

Il metodo scientifico occidentale affonda le radici nella filosofia greca, mantiene vitali tali radici attraverso il periodo romano e il medioevo per poi fiorire in tutto il suo rigore con Galileo. Figlio diretto del metodo scientifico è l’approccio chimico della medicina occidentale. Per quale ragione? Secondo i dettami della scienza é necessario che una teoria, per essere accettata, possa essere trasformata in numeri, quantità misurabili. L’oggetto dell indagine deve poter  essere conosciuta fin nei minimi dettagli e deve poter essere rappresentato con formula matematiche. La scienza di base che piu si presta a questo tipo di procedimento é la chimica: questa infatti si occupa di materia ben visibile, misurabile, e i suoi esperimenti sono facilmente riproducibili. Questa è la ragione per cui la biologia ha assunto la chimica, ben più della fisica, come scienza fondamentale e, come ovvia conseguenza, la farmacologia si é imposta come approccio terapeutico principale in medicina (escludendo ovviamente la chirurgia). L’epistemologia dell’approccio farmacologico si é estesa a tutta la visione dell’uomo spianando la strada alla visione meccanicistica-riduzionista che riconduce alla molecola il principio di funzionamento fondamentale dell’animale visto come una macchina chimica.compresse

Va comunque riconosciuto un grande merito allo sviluppo della farmacologia: grazie ad essa molte persone sono state salvate da morte precoci e molti dolori sono stati alleviati. Tuttavia, come qualsiasi altro possibile approccio, la chimica offre vantaggi ma anche limiti. Un problema si é però sviluppato a causa del bisogno di potere insito nella natura umana, che ha teso a presentare la farmacologia come uno strumento di guarigione formidabile, potentissimo e i cui effetti collaterali potevano essere considerati molto secondari rispetto agli immensi benefici che esso stava portando all’umanitá. In questa esplosione di potere sociale ed economico che il farmaco ha portato nelle mani dei medici, si è pensato di esaltare i vantaggi dei farmaci chimici e di sminuirne, per non dire ignorarne, i limiti e gli svantaggi. Ad esempio, é scarsa la consapevolezza nella popolazione non addetta ai lavori sanitari che, ad eccezione di alcuni interventi in medicina di emergenza e degli antimicrobici, l’azione dei farmaci é quella di ridurre i sintomi (antinfiammatori, ansiolitici, antispastici), tamponare falle (ormoni tiroidei di sintesi, insulina) senza tuttavia richiuderle, contenere artificialmente i valori di alcuni  parametri (antipertensivi, statine, anticoagulanti) senza intervenire sulle cause che li hanno alterati….

… Una volta appurato  che si può fare medicina abbracciando diversi e molteplici modelli epistemologici, resta aperta la questione del come integrare fra di loro queste diverse modalità di lettura e di intervento sulla patologia. Osservando dall’esterno i differenti approcci, pare facile pensare alla loro coesistenza. Anzi, é indubbio il vantaggio che posso ricavare da ciò: se utilizzo come esempio un oggetto qualsiasi, posso facilmente capire come il cambiamento di prospettiva di osservazione mi sia indispensabile per avere una comprensione realistica della vera natura dell’oggetto stesso. Osservare la sola facciata di un edificio mi può dare una prima indicazione sulla sua grandezza, numero dei piani e lo stile. Tuttavia solo girandovi intorno od entrandovi scoprirò le sue caratteristiche. Ciascuna delle mie prospettive prese singolarmente, mi darà solo un’idea assolutamente veritiera ma incompleta della reale conformazione dell’edificio…

… Così come il  palazzo della metafora, la natura dell’uomo e delle patologie che possono colpirlo é molto sfaccettata e complessa…

… Tutti gli approcci sono potenzialmente validi così come tutte le modalità terapeutiche possono avere una valenza. Si tratta solo di scegliere quelle più indicate per i casi specifici e sapere come integrare i diversi interventi cercando di di ottenere il miglior risultato nel minor tempo e senza rischiare di creare sovraccarico di terapie sovrapposte in modo caotico. Il risultato piú auspicabile é l’integrazione completa e bilanciata delle terapie complementari con quelle convenzionali a base farmacologica.

Tratto da “Il digiuno come cura e prevenzione” dr. Massimo Melleli Roia  – 2013.   Massimo Melelli Roia laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma è Membro dell’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese di Pechino. Docente di Omotossicologia in Italia e all’Estero, è stato consulente per l’Agopuntura dell’Università degli Studi di Chieti. Si è formato alla scuola di Iridologia del Prof. Velkover e del Prof. Makarchuk. Da oltre 20 anni pratica esclusivamente la Medicina Biologica con particolari significativi risultati nella sfera delle malattie autoimmuni.